n. 36 | nov. - dic. 2011

Quale prospettiva per la sanità?

Il finanziamento della spesa sanitaria non ha subito variazioni di rilievo a seguito del Decreto del nuovo governo Monti, ma le riduzioni della spesa sanitaria contemplate nel Decreto del precedente governo (06/07/2011) sono confermate. Per quanto riguarda la sanità, il decreto Monti - cosiddetto “salva Italia” - contiene almeno una nota positiva: infatti è prevista la possibilità per le parafarmacie e per la grande distribuzione di vendere i farmaci di fascia C), quelli con prescrizione medica ma non a carico del Servizio Sanitario Nazionale, che probabilmente porterà a una riduzione dei prezzi di tali farmaci. Ciò premesso, occorre tuttavia rilevare che la strategia dei tagli di spesa può apportare solo un momentaneo sollievo ai bilanci pubblici (a prezzo di una riduzione quantitativa e qualitativa dei servizi ai cittadini, particolarmente dolorosa nel settore sanitario) ma non costituisce di per sé un intervento realmente “riformatore” in quanto non incide sulle cause dell’incremento della spesa sanitaria.

Soprattutto in questo momento in cui l’accento viene posto sulla necessità di tagli alla spesa pubblica è necessario ricordare che l’Italia presenta un livello percentuale di spesa sanitaria sul Prodotto Interno Lordo (circa 6,80%) tra le più basse di Europa; il problema macroscopico del servizio sanitario pubblico è, invece, la difformità dei livelli qualitativi del servizio tra nord e sud del Paese. Questa considerazione è necessaria per smentire il luogo comune secondo cui la sanità pubblica è una fonte di sprechi generalizzati cui porre rimedio e quindi un settore in cui sia possibile usare la mano pesante in termini di riduzione delle risorse tecniche e professionali. Ciò non significa, ovviamente, che non sia necessario, anzi indispensabile, individuare le nuove aree del bisogno in campo socio sanitario e i metodi più razionali per farvi fronte perché i prossimi anni saranno caratterizzati da un aumento della domanda di servizi sanitari e assistenziali legato all’invecchiamento della popolazione e da una riduzione delle risorse pubbliche disponibili.

In campo sanitario Federconsumatori è intervenuta molte volte sul tema della riduzione della spesa farmaceutica, da ottenersi attraverso misure di liberalizzazione nella distribuzione dei farmaci; una prima iniziativa in questo senso sarebbe quindi la ripresa delle liberalizzazioni nella vendita dei farmaci, opzione mai presa in considerazione dal precedente governo, sensibile a garantire la rendita di posizione di Federfarma. Una seconda area di possibili risparmi riguarda i costi della burocrazia inutile, un enorme apparato di raccolta, elaborazione e classificazione dei dati inerenti l’attività sanitaria che incide pesantemente sull’attività del settore. Vi è infatti, soprattutto a carico dei medici di famiglia, un aggravio di adempimenti burocratico-amministrativi che li distolgono dagli impegni primari dell’aggiornamento professionale continuo e di una relazione con i pazienti più qualificata sul piano umano e professionale. Sul versante della maggior efficienza nel rapporto tra costi e prestazioni occorre anche ricordare che si è ampiamente sviluppata la pratica della medicina “difensiva”, una preoccupazione costante a documentare ogni attività e ad eseguire ogni possibile accertamento diagnostico per “ripararsi” dalle conseguenze di azioni risarcitorie a seguito di errori diagnostici e terapeutici. È del tutto evidente l’irrazionalità profonda di un sistema sanitario che da un lato incoraggia l’espansione della diagnostica come sgravio di responsabilità per i medici e fonte di rassicurazione per i pazienti e dall’altro tende sempre più a “scaricare” su questi ultimi, attraverso le compartecipazioni di spesa (“ticket”), i costi di tali incrementi.

L’ultima osservazione di carattere generale riguarda lo sviluppo della “medicina preventiva”: il legame tra “malattie sociali” (ad es. diabete, obesità, cardiopatie) e stili di vita errati è ormai largamente comprovato; il complesso di risorse sanitarie necessarie per “gestire” tali condizioni invalidanti è sempre più elevato dato l’incremento della vita media; un’organizzazione sanitaria razionale dovrebbe occuparsi in primo luogo di promuovere quelle pratiche di vita che attenuano o ritardano l’insorgere di tali condizioni invalidanti.

Dal punto di vista degli utenti del servizio sanitario, quello che più interessa la nostra Associazione, occorre promuovere un complesso di azioni e di attività che facciano pesare gli interessi e i bisogni dei cittadini all’interno delle scelte di politica sanitaria e della concreta gestione delle risorse attuata nelle aziende sanitarie. Federconsumatori Friuli Venezia Giulia ha già promosso un’attività informativa in materia sanitaria: ricordiamo al riguardo la guida sull’uso corretto dei farmaci e quella ai servizi per la salute in Friuli Venezia Giulia; in allegato a questo numero del “Cittadino Consumatore” ripubblichiamo una versione aggiornata dell’opuscolo sulle liste di attesa. Ora l’associazione intende radicare maggiormente la propria presenza all’interno delle strutture sanitarie per rappresentare in misura più adeguata i bisogni dei cittadini e divenire a tutti i livelli interlocutore più autorevole dell’organizzazione sanitaria regionale pubblica e privata.

Wanni Ferrari

^ torna su