n. 37 | gen. - feb. - mar. 2012

Energia: da consumatori ad autoproduttori

Dall’avvento dell’industria e quindi da almeno 250 anni, le problematiche energetiche sono al centro di tutto il sistema della produzione, del trasporto e della vita domestica, e determinano il modello di sviluppo, le politiche economiche e le condizioni sociali. Come noto, finora le fonti principali per la produzione di energia sono il carbone, il petrolio e il gas, tutti minerali fossili che nella nostra penisola sono scarsi e che quindi siamo costretti a importare con costi elevati. Qualche anno fa sulla scorta del continuo aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, il Governo di allora non aveva pensato di meglio che di riproporre il nucleare in Italia.

Per fortuna il referendum della scorsa primavera ha definitivamente spazzato via questa infausta prospettiva. Ora, considerato che un paese sviluppato e industrializzato come il nostro ha un fabbisogno elevato di energia e che le prospettive di continuare a produrla da fonti fossili determina una sempre maggiore dipendenza dall’estero, un aumento continuo dei costi per l’acquisto che ha ripercussioni negative su tutta l’economia, e una emissione di inquinanti non più compatibile con gli impegni assunti internazionalmente per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, si impongono scelte che vanno nella direzione di un forte e sicuro sviluppo delle fonti rinnovabili di energia.

Questa prospettiva veniva e in parte continua a essere ostacolata dai grandi interessi che stanno dietro ai potentati dell’estrazione, trasporto, trasformazione, e utilizzo dei prodotti petroliferi (olio combustibile e gas metano). Queste lobbies sostengono che la produzione di energia da fonti rinnovabili ha costi di produzione molto più elevati di quella prodotta da fonti fossili e quindi non è conveniente. Al di là che questo tipo di calcoli economici non tiene conto dei costi indiretti ed esternalizzati, ad esempio gli effetti del riscaldamento globale che provoca non solo gravi danni economici ma anche pesantissime conseguenze sull’ecosistema globale e gravi danni sociali, la forbice tra costi della produzione di energia da rinnovabili e fossili si sta fortemente riducendo.

Infatti, considerato che il costo del petrolio e conseguentemente del gas, sta continuamente aumentando, mentre i costi per la produzione di energia da fonti rinnovabili si abbassano sempre più velocemente, secondo diversi studi si prevede che a breve termine, entro 5 anni, si verificherà il pareggio dei costi fra i due sistemi di produzione energetica. Jeremy Rifkin, uno dei massimi esperti di problematiche legate alle fonti rinnovabili di energia, sostiene che siamo di fronte alle terza rivoluzione industriale: la prima è stata determinata dall’uso di energia ricavata dal carbone, la seconda dal petrolio e dal gas, e la terza appunto dalla produzione di energia rinnovabile.

Il programma di Rifkin che dovrebbe risolvere i problemi ambientali e nel contempo rilanciare l’economia, facendo anche diventare tutti potenziali produttori di energia, si fondata su 5 pilastri: il primo riguarda il passaggio alla produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili; il secondo prevede la trasformazione del patrimonio immobiliare esistente - ogni casa, ufficio, luogo di produzione - in un luogo di microgenerazione di energia, attraverso il fotovoltaico, l’eolico, le biomasse, il geotermico, etc.; il terzo consiste nel conservare l’energia attraverso la trasformazione in idrogeno e immagazzinato in celle di combustibile; il quarto prevede l’utilizzo delle tecnologie Internet per trasformare la rete elettrica in un sistema adatto alla condivisione dell’energia, facendo incontrare in rete il produttore con il consumatore. Il quinto pilastro riguarda la trasformazione dei veicoli di trasporto in veicoli elettrici a idrogeno. Un programma senz’altro rivoluzionario e di lungo termine ma che già oggi ci può indicare concretamente la strada da percorrere.

Su questi obiettivi di grande portata anche la Federconsumatori FVG, per quanto riguarda la nostra regione, è impegnata a seguire e promuovere nel concreto il nuovo modello di sviluppo, nell’interesse soprattutto dei giovani e delle future generazioni.

Edo Billa

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