La battaglia che Federconsumatori sta portando avanti per far avere giustizia ai risparmiatori coinvolti nei casi delle banche venete può dirsi epocale. Da lì passa il riconoscimento da parte di tutti i portatori di interesse di una crisi di un sistema.

Una crisi che va oltre le due banche ma che riguarda l’intero sistema finanziario e bancario, che richiede di ripensare il rapporto banca – cliente, le mission del management, apicale e non, delle banche, i poteri degli organismi di vigilanza, il ruolo delle istituzioni nelle crisi bancarie, il peso della finanza nell’economia reale.

Il movimento sociale che si sta elevando per chiedere responsabilità, trasparenza e giustizia sta manifestando quanto il braccio di ferro tra risparmiatori e banche possa essere ai limiti del possibile. Manifestazioni nelle piazze, assemblee di migliaia di persone che si organizzano, condividono, propongono e combattono in maniera seria e determinata e, dall’altra parte, banche costrette a fare i conti con sé stesse e a cedere passo dopo passo, in una lenta agonia, per recuperare quanto irrimediabilmente perso ed essenziale per la loro stessa esistenza, cioè la fiducia.

Da tutto questo nasce la prima offerta pubblica di transazione che si ricordi nel sistema bancario italiano che giunge a riconoscere un ristoro ai soci che si sono visti perdere i loro risparmi accumulati con rinunce, fatiche e sacrifici. Banca di Vicenza e Veneto Banca il 9 gennaio 2017 hanno presentato un piano di rimborsi che non può che essere letto come un’ammissione di responsabilità. Un’elemosina la ritiene Federconsumatori, ma sicuramente un primo segnale che i giganti si stanno piegando. Troppo poco ancora per dire di poter così ristabilire un rapporto di fiducia con i risparmiatori traditi.

I termini per aderire alle transazioni, che comportano la rinuncia a qualsiasi ulteriore azione di tutela del risparmiatore (e dunque anche all’eventuale costituzione di parte civile nel procedimento penale), sono scaduti il 28 marzo registrando adesioni che si attestano attorno al 70%. A prescindere dalle adesioni che verranno raccolte e che riguardano per la maggior parte i grandi soci e coloro che avevano un pacchetto di azioni limitato tanto da rendere non conveniente poi la prosecuzione di una causa, grande è la rabbia dei risparmiatori nostri associati i quali ogni giorno ci rappresentano la loro indignazione verso una proposta di transazione che si traduce ai loro occhi in un affronto alla loro dignità.

Il Fondo Welfare ad oggi proposto dalle due banche risulterebbe una scatola vuota visti gli stringenti requisiti per poter accedere (ISEE inferiore a € 13.000,00) che farebbero sì tale fondo in realtà non dia le risposte alle situazioni realmente più complesse. Federconsumatori è a dare un giudizio negativissimo a tali proposte di ristoro e a pretendere un tavolo di conciliazione che, in base a criteri oggettivi, possa dare risposte adeguate a coloro che hanno perduto incolpevolmente i loro risparmi e che ora si trovano anche ad affrontare situazioni economiche difficili.

Nel mentre Federconsumatori sta ponendo in essere tutte le iniziative anche giudiziarie di tutela dei soci, promuovendo azioni individuali anche avanti all’ACF. È a pretendere Federconsumatori anche che quanto verrà recuperato dall’azione di responsabilità (promossa nei confronti di 32 ex manager dell’istituto per un risarcimento richiesto di circa due miliardi di euro) venga redistribuito tra i vecchi soci che hanno subito le conseguenze delle condotte degli ex amministratori, degli ex revisori e della società di revisione, a cui Federconsumatori chiede che venga estesa. È a pretendere che vengano riconosciuti strumenti finanziari alternativi agli azionisti, tali da poter compensare le perdite subite ed è ad esigere che la gestione degli NPL avvenga in maniera seria e trasparente, tanto da poter assicurare che anche da lì ci sia un riconoscimento per i vecchi soci.

D’altra parte, i soldi prestati ai grandi debitori da dove arrivavano? Sempre da chi ha creduto nella banca. Ma oltre a tutto questo è necessario che venga data risposta alla richiesta di giustizia e quindi che la magistratura accerti le responsabilità non solo della banca e del suo entourage ma anche di chi doveva vigilare e di chi può essersi approfittato di certe dinamiche. E come sempre, dagli errori deve sorgere la forza di ricostruire come dopo un terremoto. Non siamo però più disposti a veder ricostruire dalle ceneri e con le stesse ceneri ma invochiamo a gran voce il cambiamento.

Un sistema responsabile ed etico che non lasci spazio a condotte deviate perché chi deve agire non può fare altrimenti che farlo raggiungendo obbiettivi che non sono solo di budget ma anche di soddisfazione del cliente e ricadute positive sul territorio, vigilanze che hanno i poteri per poter incidere sulle malagestio con conseguenti sanzioni stringenti per i responsabili. …e poi… un ritorno all’economia reale limitando il potere della finanza liquida che non porta in alcun modo ricadute positive sul territorio e sulle persone.

Avv. Barbara Puschiasis