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	<title>cittadino consumatore num. 49 Archivi - Cittadino Consumatore</title>
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	<description>Il periodico della Federconsumatori FVG</description>
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	<title>cittadino consumatore num. 49 Archivi - Cittadino Consumatore</title>
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		<title>Gelato: quando è artigianale? Non bastano materie prime di alta qualità</title>
		<link>https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/cultura-del-cibo-sano-sicuro-e-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Missio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2015]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia non esiste, per legge, una distinzione netta tra i prodotti artigianali, industriali e semilavorati e per questo, i casi di finto gelato artigianale sono molti, più di quanto si possa credere. L’ultimo riguarda una rinomata catena di gelaterie, che ha dovuto togliere dal proprio sito internet la definizione di “artigianale”. La ditta è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia non esiste, per legge, una distinzione netta tra i prodotti artigianali, industriali e semilavorati e per questo, i casi di finto <strong>gelato artigianale</strong> sono molti, più di quanto si possa credere. L’ultimo riguarda una rinomata catena di gelaterie, che ha dovuto togliere dal proprio sito internet la definizione di “artigianale”. La ditta è famosa per l’elevato livello qualitativo delle materie prime utilizzate e infatti impiega prodotti biologici, latte fresco di alta qualità, acqua di sorgente piuttosto che prodotti Igp come i limoni di Siracusa. Eppure quel gelato non può essere definito artigianale perché con tale termine vengono definiti i <strong>gelati freschi prodotti nel luogo dove vengono venduti, nei retrobottega.</strong> Il laboratorio dove vengono prodotte le miscele liquide per fare il gelato “come una volta”, invece, è situato in una località dell&#8217;Italia settentrionale. Da lì le miscele vengono smistate ovunque in Italia, così come a New York, Malibu, Parigi e Tokyo. Nei negozi avviene solo la mantecazione, ossia le miscele liquide diventano gelato cremoso.</p>
<p>Il gelato così prodotto è artigianale o industriale? “Per il gelato artigianale si dovrebbero usare latte fresco, non in polvere, e frutta fresca – spiega il responsabile qualità di Coldiretti Rolando Manfredini – ma per legge non è vietato utilizzare aromi, coloranti e additivi. E dunque chi fa il vero gelato artigianale subisce una concorrenza sleale da parte di chi utilizza sostanze chimiche”. E, in effetti, anche nei retrobottega c’è modo e modo di fare il gelato. Molti usano aromi o addensanti, in altri casi si limitano ad aggiungere latte o acqua a una polverina per poi mantecare. Anche quello è artigianale, se vogliamo dare quell’etichetta al gelato fatto sul posto. <strong>Federconsumatori,</strong> che da sempre sostiene e promuove i prodotti a km zero, ritiene che il gelato artigianale rimanga, comunque, quello creato con <strong>materie prime fresche e prodotto da artigiani in loco.</strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: right;">Caterina Taverna</p>
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		<item>
		<title>CULTURA DEL CIBO: SANO, SICURO E SOSTENIBILE</title>
		<link>https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/cultura-del-cibo-sano-sicuro-e-sostenibile-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Missio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2015]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadino consumatore num. 49]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/cultura-del-cibo-sano-sicuro-e-sostenibile-2/">CULTURA DEL CIBO: SANO, SICURO E SOSTENIBILE</a> proviene da <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it">Cittadino Consumatore</a>.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Non sono passati molti anni da quando nei paesi c&#8217;erano il fornaio, il macellaio, il fruttivendolo, la latteria e non era cosa difficile trovare nei cortili delle case le galline oppure sentir muggire una mucca o grugnire un maiale e vedere donne ricurve a curare orti che apparivano come quadri. Non sono passati molti anni da quando era d&#8217;uso trovarsi per la macellazione del maiale o per la vendemmia. La forza e la fortuna della nostra Regione e della nostra cultura è che non sono passati molti anni e tante di queste cose non sono solo ricordi ma felici realtà.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Impressiona sentire però come dalle più recenti indagini condotte nei Paesi sviluppati emerga che il rapporto col cibo stia divenendo “anaffettivo” essendo consapevole comunque il consumatore dell<strong>&#8216;importanza della sicurezza degli alimenti</strong> ma vivendo al tempo stesso con apprensione tale aspetto, proiettandosi dunque nella ricerca di sostanze nutritive che possano garantire in primis la <strong>salubrità</strong> e non anche la voglia di vivere un&#8217;esperienza sensoriale. Spaventa solo percepire che il futuro possa veder reciso il legame biunivoco tra il cibo e la sua terra, intesa quale unione di elementi e quale fusione tra cultura e storia. <strong>L&#8217;esauribilità delle risorse, l&#8217;inquinamento, la sempre maggiore esigenza di cibo anche al fine di coprire il divario tra popoli della Terra sviluppati e no, ha imposto a tutti, cittadini, imprese, associazioni e istituzioni di aprire un dibattito sull&#8217;alimentazione e sulla sostenibilità. </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">L&#8217;<strong>EXPO 2015</strong> è l&#8217;occasione nella quale si sta formando la Carta di Milano che si pone l&#8217;obiettivo di<strong> richiamare tutti ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di godere del diritto al cibo ponendo l&#8217;attenzione sull&#8217;utilizzo sostenibile delle risorse del pianeta.</strong> Tali finalità possono essere raggiunte solo attraverso adeguati <strong>modelli economici e produttivi, sostenibili</strong> metodi di agricoltura, responsabili pratiche e tecnologie per la produzione e per la trasformazione. Inoltre la concezione del cibo, sia quale fonte di nutrizione che quale mezzo per favorire l&#8217;identità socio-culturale, permetterà a ognuno di noi di vivere una imprescindibile <strong>sinergia tra uomo e ambiente</strong> nel segno della salubrità, sostenibilità e rispetto per l&#8217;altro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Questa tendenza può e deve essere imposta dal <strong>consumatore</strong> stesso che da attore quale è, deve divenire <strong>consapevole</strong> del suo potere di orientare le politiche di mercato sia attraverso le scelte consapevoli che opera ogni giorno nella scelta dei prodotti e sia attraverso il suo impiego nell&#8217;espressione dei propri valori e nella tutela dei propri diritti per mezzo delle associazioni dei consumatori, quale la Federconsumatori, che è capace di veicolare le istanze in maniera coesa e organizzata affinché si trasformino in realtà. Guardando al futuro si sta già concretizzando quel processo che attraverso il<strong><em> web</em></strong> permette di <strong>ridurre le distanze</strong> tra produttore e consumatore nonché tra consumatore e venditore divenendo i rapporti più diretti e immediati e potendo il consumatore richiedere prodotti sempre più personalizzati o comunque rispondenti alle proprie esigenze, ponendo l&#8217;attenzione alle metodologie e al luogo di produzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">In tal senso va anche l&#8217;ambizioso progetto che Federconsumatori FVG sta realizzando, con il finanziamento della Regione FVG, e che si prefigge di informare e formare il cittadino consumatore sulla sostenibilità e sulla cultura dell&#8217;alimentazione; incentivando le <em>best practice</em> anche alla luce di quanto sta emergendo dall&#8217;EXPO 2015. Grande attenzione inoltre viene data alla <strong>valorizzazione del territorio del Friuli Venezia Giulia attraverso le sue tipicità, culture e avanguardie.</strong> La nostra azione, per altro già sviluppata in passato in tale ambito, sarà ora veicolata oltre che con le nostre pubblicazioni anche con un&#8217;intera area tematica dedicata sul nostro sito internet <a href="http://www.federconsumatori.fvg.it/" target="_top" rel="noopener"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">www.federconsumatori.fvg.it</span></a>, attraverso i social <em>network</em> e con le <em>newsletter</em> di Federconsumatori FVG.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;">Barbara Puschiasis</p></div>
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		<title>I prodotti con il marchio A.Qu.A. Gli standard approvati dall’Ue</title>
		<link>https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/i-prodotti-con-il-marchio-a-q-u-a-gli-standard-approvati-dellue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Missio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2015]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadino consumatore num. 49]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I&#160;prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia rispecchiano la semplicità di una regione affascinante e ricca di tradizioni, dove la ricerca per la qualità conferisce al territorio una particolare identità a livello planetario e consente di scoprirne in concreto la cultura. Oggi i pregiati prodotti friulani possono essere certificati mediante il marchio A.Qu.A. -acronimo di Agricoltura, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I&nbsp;<strong>prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia</strong> rispecchiano la semplicità di una regione affascinante e ricca di tradizioni, dove la ricerca per la qualità conferisce al territorio una particolare identità a livello planetario e consente di scoprirne in concreto la cultura. Oggi i pregiati prodotti friulani possono essere <strong>certificati mediante il marchio A.Qu.A.</strong> -acronimo di Agricoltura, Qualità, Ambiente- istituito dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con la Legge Regionale n. 21/2002 al fine di creare un regime di certificazione per la valorizzazione della qualità agroalimentare dei prodotti agricoli, zootecnici, ittici, silvo-pastorali sia freschi che trasformati, con un costo per le aziende richiedenti nettamente inferiore a quello di una autenticazione di origine territoriale con DOP e IGP. A.qu.a è un marchio collettivo volontario, gestito dall&#8217;Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (ERSA) che rappresenta per le aziende un importante strumento di comunicazione e di promozione dei propri prodotti, garantendone la qualità e assicurandone la visibilità nei confronti dei consumatori.</p>
<p>Mediante l&#8217;introduzione di A.qu.a il Friuli Venezia Giulia offre infatti al pubblico un Marchio protetto da <strong>requisiti molto stringenti e predeterminati mediante disciplinari,</strong> i quali vanno a descrivere le tecniche da utilizzare nelle diverse fasi di produzione nonché i criteri di identificazione e tracciabilità del prodotto che i soggetti economici interessati a utilizzare il marchio dovranno rispettare. Questi ultimi poi, dopo aver seguito tali indicazioni dovranno rivolgersi a un organismo di certificazione indipendente, a cui chiedere un attestato di conformità del prodotto al disciplinare tecnico. Solo dopo aver ottenuto quest&#8217;ultimo il produttore potrà presentare la domanda di concessione d’uso all’Ersa che, verificati i requisiti, concederà l’apposizione del marchio. A.qu.a., dunque, è un vero e proprio strumento di filiera, che ha lo scopo di valorizzare la collaborazione tra coloro che producono le materie prime e chi le trasforma nonché fra questi e i consumatori garantendo la qualità del prodotto finito attraverso gli standard indicati dalla Regione, la quale conosce bene il territorio, e approvati dall&#8217;Unione Europea.</p>
<p style="text-align: right;">Lina Sguassero</p>
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		<item>
		<title>Expo Milano 2015: Padiglione Vino Taste of Italy. Il Friuli Venezia Giulia presenta la sua produzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Missio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche la nostra regione ha scelto di cogliere questa grande occasione che è l’Expo Milano 2015. Tra i vari prodotti d’eccellenza del Friuli Venezia Giulia presentati, ad esempio: formaggio, olio, salumi, prodotti a base di trota, riso, miele, dolci tradizionali, ecc., primeggia la produzione vitivinicola. All’interno del padiglione chiamato Padiglione Vino Taste of Italy, sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche la nostra regione ha scelto di cogliere questa grande occasione che è l’Expo Milano 2015. Tra i vari prodotti d’eccellenza del Friuli Venezia Giulia presentati, ad esempio: formaggio, olio, salumi, prodotti a base di trota, riso, miele, dolci tradizionali, ecc., primeggia la produzione vitivinicola. All’interno del padiglione chiamato Padiglione <strong>Vino Taste of Italy</strong>, sono presenti moltissime aziende friulane, durante tutti i 6 mesi della manifestazione. Dal <strong>1 maggio al 31 ottobre 2015 i</strong>noltre, il Friuli Venezia Giulia propone una volta alla settimana, attraverso l’Ersa (Agenzia regionale per lo sviluppo rurale), un<strong> percorso guidato, sensoriale e degustativo di vini friulani</strong>, per farli conoscere e apprezzare. Nel Padiglione Vino è stata allestita la cosiddetta <strong>Biblioteca del Vino</strong>, una sala di degustazione simile a una vera biblioteca dove i visitatori potranno conoscere, ordinare e acquistare ben 104 vini provenienti dalle aziende produttrici del Friuli Venezia Giulia. I vini presentati cambieranno ogni 2 mesi per un totale di 312 etichette.</p>
<p>Qui di seguito l’elenco di alcuni dei vini previsti per il bimestre luglio – agosto: BIANCHI &#8211; Friulano, Pinot Grigio, Sauvignon, Ribolla Gialla; ROSSI – Refosco dal Peduncolo Rosso, Merlot, Schioppettino, Terrano; SPUMANTI – Ribolla Gialla spumantizzata, Prosecco. La sala avrà 40 posti, per un totale di 26 sessioni, tutte dedicate al Friuli Venezia Giulia. Saranno sempre presenti due qualificati sommelier dell’AIS FVG (Associazione Italiana Sommelier), ai quali chiedere informazioni sulle caratteristiche dei vini. Sarà sicuramente un’ottima occasione per promuovere il nostro vino non solo a livello nazionale ma internazionale, facendo conoscere anche la nostra storia e le nostre tradizioni friulane, patrimonio d’eccellenza e unicità.</p>
<p style="text-align: right;">Emeri Pecile</p>
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		<title>Data di scadenza e termine minimo di conservazione: evitare gli sprechi</title>
		<link>https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/data-di-scadenza-e-termine-minimo-di-conservazione-evitare-gli-sprechi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Missio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2015]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/data-di-scadenza-e-termine-minimo-di-conservazione-evitare-gli-sprechi/">Data di scadenza e termine minimo di conservazione: evitare gli sprechi</a> proviene da <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it">Cittadino Consumatore</a>.</p>
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				<div class="et_pb_text_inner">La<strong> data di scadenza</strong> che si trova nei prodotti confezionati è un valido aiuto per capire quando un<strong> prodotto non va più consumato.</strong> Ciò vale soprattutto per quelle persone che per via dell’età o altre ragioni hanno una sensibilità alterata. Nelle merci in cui si ritrova la dicitura<strong> “consumare entro”</strong>, siamo in presenza di una data di scadenza, passata la quale si rischia in termini di salute e il cibo va buttato. Classico è l&#8217;esempio del latte fresco. Quando, invece, si trova il<strong> “da consumarsi preferibilmente”</strong>  siamo in presenza di un &#8220;termine minimo di conservazione&#8221;, entro il quale il produttore garantisce che restano inalterate le caratteristiche di sapore, odore, consistenza e qualità di un prodotto fresco; passato il termine il prodotto resta consumabile, ma potrebbe avere un colore meno vivo, un odore meno intenso o un gusto più debole.

Nella conservazione degli alimenti, frigo e refrigeratore sono ottimi alleati. Si consideri, ad esempio, che la carne di bovino o pollo e tacchino intero, cruda e congelata, può durare fino a dodici mesi. Dodici mesi nel congelatore possono durare anche frutta e verdura. Pane o affettati, nel freezer si mantengono in buono stato sino a un paio di mesi. Il latte e le uova si conservano esclusivamente in frigo, mai nel congelatore, ma dureranno di più se riposti nella parte più fredda. Appena si acquistano gli alimenti è preferibile <strong>valutare subito dov’è meglio riporli</strong> e, che siano al fresco o a temperatura ambiente, hanno comunque bisogno di contenitori separati e puliti. Scorte troppo abbondanti rispetto alla capacità di un frigo, impediscono la circolazione dell’aria e la corretta refrigerazione. Se il frigo è troppo pieno, si può pensare di togliere miele, caffè, aglio, cipolle, patate, basilico, olio di oliva, che si conservano bene anche a temperatura esterna. Mangiare cibi andati a male può avere gravi conseguenze e un danno alla salute non è certo giustificabile col pretesto di “non buttare”. Ciò detto, non dimentichiamo che il <strong>cibo</strong> è una <strong>risorsa preziosa</strong> e lo spreco è un problema etico, economico, strettamente correlato alle complicazioni dell’esaurimento di risorse naturali limitate del nostro pianeta.

<em> </em>
<p style="text-align: right;"><em>Alberto Sottile</em></p></div>
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		<title>Un’anima per Expo. Alimentazione di qualità e habitat nelle mani dei giovani agricoltori</title>
		<link>https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/unanima-per-expo-alimentazione-di-qualita-e-habitat-nelle-mani-dei-giovani-agricoltori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Missio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2015]]></category>
		<category><![CDATA[cittadino consumatore num. 49]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi 50 anni l’agricoltura e la campagna hanno cambiato il volto millenario che avevano. L’industrializzazione dell’agricoltura (contraddizione in termini) ha molto impoverito l’ambiente, il paesaggio, il tessuto economico del territorio e lo scambio diretto di beni agricoli e alimentari; anche nella nostra regione la produzione si concentra su pochissime colture: mais e soia soprattutto. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/unanima-per-expo-alimentazione-di-qualita-e-habitat-nelle-mani-dei-giovani-agricoltori/">Un’anima per Expo. Alimentazione di qualità e habitat nelle mani dei giovani agricoltori</a> proviene da <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it">Cittadino Consumatore</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 50 anni l’agricoltura e la campagna hanno cambiato il volto millenario che avevano. L’<strong>industrializzazione dell’agricoltura</strong> (contraddizione in termini) ha molto<strong> impoverito l’ambiente, il paesaggio, il tessuto economico del territorio e lo scambio diretto di beni agricoli e alimentari</strong>; anche nella nostra regione la produzione si concentra su pochissime colture: mais e soia soprattutto. Una situazione insostenibile: si acquistano le sementi, i concimi e altri prodotti chimici dalle multinazionali, per poter rendere sostenibile economicamente le produzione vengono erogati contributi europei, si consumano enormi quantità di acqua, e di fatto il prezzo finale del prodotto viene stabilito dalla borsa di Chicago. La divisione del lavoro, elemento chiave della produzione industriale (come a tutti noto, già affermato nel primo libro della Ricchezza delle nazioni di Adam Smith) non sempre può essere effettivamente considerato il metodo più razionale e soprattutto più sostenibile, in particolare per l’agricoltura.</p>
<p>Per cogliere nel modo economicamente migliore e ambientalmente sostenibile le opportunità che la campagna offre, l’attività agricola dovrebbe avere una caratteristica il più possibile a <strong>ciclo completo e autosostenibile</strong>. In sostanza un’attività integrata: coltivazione, trasformazione e commercializzazione, concimi e sementi il più possibile autoprodotti, autoproduzione di energia rinnovabile in forme diverse con l’obiettivo dell’autonomia energetica, utilizzo razionale dell’acqua, diversificazione delle colture e delle attività. Inoltre nel contesto rurale sono possibili molte altre attività collegate: attività di ristorazione, turistiche, del tempo libero, di servizio alle persone. Un’agricoltura come quella sopra descritta, che utilizza le migliori tecnologie non invasive, la migliore organizzazione, che produce alimenti sani e di qualità, può stare sul mercato e fare concorrenza alle produzioni alimentari industrializzate, con OGM, omologate nei gusti e nella preparazione? La sfida è nelle mani in particolare dei giovani agricoltori che stanno scegliendo la strada che è stata abbandonata più di 50 anni fa dai loro nonni. Non per riprendere le condizioni di allora ma per creare quella nuova simbiosi tra ambiente e uomo, con una produzione alimentare rispettosa e sostenibile, con l’orgoglio di produrre cose buone e sane, con la speranza che in futuro la terra ritrovi quell’equilibrio naturale che ci consenta di continuare a vivere serenamente in questo pianeta.</p>
<p style="text-align: right;">Edo Billa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/unanima-per-expo-alimentazione-di-qualita-e-habitat-nelle-mani-dei-giovani-agricoltori/">Un’anima per Expo. Alimentazione di qualità e habitat nelle mani dei giovani agricoltori</a> proviene da <a href="https://www.cittadinoconsumatore.it">Cittadino Consumatore</a>.</p>
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		<title>Latte in polvere: Italia vs. Unione europea Meglio prodotti caseari con latte fresco</title>
		<link>https://www.cittadinoconsumatore.it/anno-di-pubblicazione/2015/latte-in-polvere-italia-vs-unione-europea-meglio-prodotti-caseari-con-latte-fresco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Missio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2015 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2015]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadino consumatore num. 49]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadinoconsumatore.it/?p=1203</guid>

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				<div class="et_pb_text_inner">In Italia la L. 138 del 1974 vieta la detenzione, la produzione e la vendita di «prodotti caseari preparati con latte fresco o liquido destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di prodotti caseari al quale sia stato aggiunto latte in polvere o latti conservati con trattamenti chimici o comunque concentrati&#8221;. Da un paio d&#8217;anni questa norma è nell&#8217;occhio del ciclone: nel 2013 infatti, un europarlamentare italiano ha presentato una interrogazione chiedendo alla Commissione Europea se tale normativa italiana fosse, o meno, conforme al diritto dell&#8217;Unione. Sollecitata dall&#8217;interrogazione, la Commissione ha avviato le relative verifiche e, recentemente, ha inviato una lettera di contestazione all&#8217;Italia, assegnando al nostro Paese il termine di due mesi per presentare le proprie osservazioni in merito.</p>
<p>La Commissione avrebbe dunque rilevato la violazione di un obbligo derivante dal diritto dell&#8217;Unione europea e la possibile necessità, per l&#8217;Italia, di procedere a una <strong>modifica della L. 138/1974 per  adeguarsi alla Direttiva CE</strong> (n. 2011/114/CE come modificata dalla Direttiva 2007/61/CE), la quale mira a garantire la l<strong>ibera circolazione</strong> all&#8217;interno della Comunità Europea di alcune tipologie di <strong>latte conservato parzialmente o disidratato</strong>, stabilendo norme comuni a tutti gli Stati membri. La nostra normativa dunque, costituirebbe una restrizione alla “libera circolazione delle merci”, in quanto il latte in polvere e i suoi derivati sarebbero prodotti comunemente utilizzati negli altri Stati membri. Se l&#8217;Italia non risponderà alla lettera della Commissione entro i termini (già comunque prorogati al mese di settembre 2015) o comunque non sarà in grado di fornire chiarimenti ritenuti soddisfacenti, la Commissione la diffiderà ad adempiere modificando la L. 138/1974. È pur vero che, qualora la procedura d&#8217;infrazione attivata dalla Commissione dovesse effettivamente andare a confermare la violazione dalla normativa europea da parte dell&#8217;Italia, ciò non intaccherebbe la produzione dei prodotti caseari classificati come DOP, relativamente ai quali la stessa Comunità Europea proibisce l’utilizzo di «materie prime diverse da quelle previste dai disciplinari», ossia del latte in polvere o altri surrogati.</p>
<p>Ulteriormente, è evidente che una modifica della normativa che in <strong>Italia</strong> preclude, sostanzialmente, l&#8217;utilizzo di latte in polvere o concentrato per la preparazione dei prodotti caseari, non andrebbe a &#8220;imporre&#8221; al nostro Paese la produzione di &#8220;formaggio senza latte&#8221;, come alcuni quotidiani hanno riportato nei mesi scorsi, ma attribuirebbe unicamente ai<strong> produttori una facoltà di scelta.</strong> Cercando dunque di evitare toni allarmistici e in attesa del riscontro dell&#8217;Italia alla Commissione Europea, non si può tuttavia non rilevare che l&#8217;apertura del nostro mercato nazionale a prodotti caseari caratterizzati dall&#8217;utilizzo di &#8220;surrogati&#8221; provocherebbe l&#8217;ingresso, nel nostro Paese, di grandi quantitativi di latte in polvere e derivati a prezzi estremamente ridotti, con ripercussioni evidenti per i produttori italiani. Gli stessi allevatori dunque verrebbero verosimilmente a operare a loro volta una corsa al ribasso dei prezzi per tutti i prodotti non dotati di certificazione DOP; essi inizierebbero dunque a produrre formaggi, yogurt e prodotti caseari non più in linea con le caratteristiche, a livello di materie utilizzate e di sicurezza alimentare, alle quali oggi gli italiani, e non solo, sono abituati.</p>
<p style="text-align: right;">Margherita D&#8217;Este</p></div>
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