Non sono passati molti anni da quando nei paesi c’erano il fornaio, il macellaio, il fruttivendolo, la latteria e non era cosa difficile trovare nei cortili delle case le galline oppure sentir muggire una mucca o grugnire un maiale e vedere donne ricurve a curare orti che apparivano come quadri. Non sono passati molti anni da quando era d’uso trovarsi per la macellazione del maiale o per la vendemmia. La forza e la fortuna della nostra Regione e della nostra cultura è che non sono passati molti anni e tante di queste cose non sono solo ricordi ma felici realtà.

Impressiona sentire però come dalle più recenti indagini condotte nei Paesi sviluppati emerga che il rapporto col cibo stia divenendo “anaffettivo” essendo consapevole comunque il consumatore dell‘importanza della sicurezza degli alimenti ma vivendo al tempo stesso con apprensione tale aspetto, proiettandosi dunque nella ricerca di sostanze nutritive che possano garantire in primis la salubrità e non anche la voglia di vivere un’esperienza sensoriale. Spaventa solo percepire che il futuro possa veder reciso il legame biunivoco tra il cibo e la sua terra, intesa quale unione di elementi e quale fusione tra cultura e storia. L’esauribilità delle risorse, l’inquinamento, la sempre maggiore esigenza di cibo anche al fine di coprire il divario tra popoli della Terra sviluppati e no, ha imposto a tutti, cittadini, imprese, associazioni e istituzioni di aprire un dibattito sull’alimentazione e sulla sostenibilità.

L’EXPO 2015 è l’occasione nella quale si sta formando la Carta di Milano che si pone l’obiettivo di richiamare tutti ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di godere del diritto al cibo ponendo l’attenzione sull’utilizzo sostenibile delle risorse del pianeta. Tali finalità possono essere raggiunte solo attraverso adeguati modelli economici e produttivi, sostenibili metodi di agricoltura, responsabili pratiche e tecnologie per la produzione e per la trasformazione. Inoltre la concezione del cibo, sia quale fonte di nutrizione che quale mezzo per favorire l’identità socio-culturale, permetterà a ognuno di noi di vivere una imprescindibile sinergia tra uomo e ambiente nel segno della salubrità, sostenibilità e rispetto per l’altro.

Questa tendenza può e deve essere imposta dal consumatore stesso che da attore quale è, deve divenire consapevole del suo potere di orientare le politiche di mercato sia attraverso le scelte consapevoli che opera ogni giorno nella scelta dei prodotti e sia attraverso il suo impiego nell’espressione dei propri valori e nella tutela dei propri diritti per mezzo delle associazioni dei consumatori, quale la Federconsumatori, che è capace di veicolare le istanze in maniera coesa e organizzata affinché si trasformino in realtà. Guardando al futuro si sta già concretizzando quel processo che attraverso il web permette di ridurre le distanze tra produttore e consumatore nonché tra consumatore e venditore divenendo i rapporti più diretti e immediati e potendo il consumatore richiedere prodotti sempre più personalizzati o comunque rispondenti alle proprie esigenze, ponendo l’attenzione alle metodologie e al luogo di produzione.

In tal senso va anche l’ambizioso progetto che Federconsumatori FVG sta realizzando, con il finanziamento della Regione FVG, e che si prefigge di informare e formare il cittadino consumatore sulla sostenibilità e sulla cultura dell’alimentazione; incentivando le best practice anche alla luce di quanto sta emergendo dall’EXPO 2015. Grande attenzione inoltre viene data alla valorizzazione del territorio del Friuli Venezia Giulia attraverso le sue tipicità, culture e avanguardie. La nostra azione, per altro già sviluppata in passato in tale ambito, sarà ora veicolata oltre che con le nostre pubblicazioni anche con un’intera area tematica dedicata sul nostro sito internet www.federconsumatori.fvg.it, attraverso i social network e con le newsletter di Federconsumatori FVG.

Barbara Puschiasis